Dopo la sbronza di Duomo, visito due grotte fra le centinaia scavate nel tufo sotto la superficie del colle su cui sorge la città. Non essendo più giocatore D&D, riesco a godermele senza immaginare mostri e tesori… Mi sembra perfino strano scriverlo!
Arrivo a Perugia nel pomeriggio, satollo di porchetta e capocollo.
Perugia è piena di scale e trascino a testa bassa il trolley fino all’albergo, ringraziando fra me e me la cara vecchietta che mi ha evitato di finire chissà dove con l’autobus e poi mi ha accompagnato alle scale mobili cittadine giuste… Sì perché la città è decisamente in collina ed esiste anche una nuovissima funicolare per salire la rupe, che stranamente la mia guida del 1986 non citava… Woops.
La cosa più bella del centro è un palazzo civile. Gotico, pulito, con i suoi archetti e un portale veramente magnifico con tutte le sue statue dalle facce lunghe e basite, i mostri, il grifone di Perugia… ah i mostri.
Ceno in una simpatica trattoria ignorante. Satollo e con in corpo mezzo litro di vino, mi siedo di nuovo a contemplare palazzo e fontana maggiore, un po’ perché sono stufo di fare scale, un po’ nell’attesa di digerire la quantità imbarazzante di maiale e coratella di agnello.
Ripenso ai turisti seduti vicino a me nella trattoria che hanno chiesto un PROSECCO – ottimo, ma decisamente fuori luogo, e pasta al pomodoro – mi astengo. Loser.
Prossima tappa, Assisi.

